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venerdì 26 gennaio 2018

Chiave CAPAREZZA nuova canzone 2018 - UNA CHIAVE video

Chiave CAPAREZZA "Prisoner 709”

disponibile in cd, download e streaming https://lnk.to/Prisoner709

UNA CHIAVE
Ti riconosco dai capelli , crespi come cipressi,
da come cammini, come ti vesti,
dagli occhi spalancati come i libri di fumetti che leggi,
da come pensi che hai più difetti che pregi,
dall’ invisibile che indossi tutte le mattine,
dagli incisivi con cui mordi tutte le matite,
le spalle curve per il peso delle aspettative
come le portassi nelle buste della spesa all’Iper,
e dalla timidezza che non ti nasconde
perché ha il velo corto, da come diventi rosso
e ti ripari dall’imbarazzo che sta piovendo addosso
con un sorriso che allarghi come un ombrello rotto.
Potessi abbattere lo schermo degli anni
ti donerei l’inconsistenza dello scherno degli altri,
so che siamo tanto presenti quanto distanti,
so bene come ti senti e so quanto ti sbagli, credimi.

No, non è vero che non sei capace, che non c’è una
chiave

Sguardo basso, cerchi il motivo per un altro passo
ma dietro c’è l’uncino e davanti lo squalo bianco
e ti fai solitario quando tutti fanno branco,
ti senti libero ma intanto ti stai ancorando.

Tutti bardati , cavalli da condottieri,
tu maglioni slabbrati, pacchiani, ben poco seri.
Sei nato nel Mezzogiorno però purtroppo vedi
solo neve e freddo tutt’intorno come un uomo Yeti.
La vita è un cinema tanto che taci,
le tue bottiglie non hanno messaggi.
Chi dice che il mondo è meraviglioso non
ha visto quello che ti stai creando per restarci.
Rimani zitto, niente pareri. Il tuo soffitto: stelle e pianeti.
A capofitto nel tuo limbo in preda a pensieri
procedi nel tuo un labirinto senza pareti.

No, non è vero che non sei capace, che non c’è una
chiave

Noi siamo tali e quali,
facciamo viaggi astrali con i crani tra le mani.
abbiamo planetari tra le ossa parietali,
siamo la stessa cosa mica siamo imparentati,
ci separano solo i calendari.
vai tallone sinistro verso l’interno
Caronte diritto verso l’inferno, lunghe corse, unghie morse,
lune storte, qualche notte svanita in un sonno incerto poi
l’incendio.
Potessi apparirti come uno spettro lo farei adesso
ma ti spaventerei perché sarei lo spettro di me stesso
e mi diresti:”Guarda tutto a posto, da quel che vedo
invece tu l’opposto. Sono sopravvissuto al bosco
ed ho battuto l’orco. Lasciami stare fa uno sforzo e prenditi
il cosmo.
E non aver paura che…”

No, non è vero che non sei capace, che non c’è una
chiave

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